Una posizione unica che pochi valorizzano appieno.
I segnali che arrivano prima della crisi — e che quasi sempre vengono normalizzati.
Il primo: i tempi di pagamento si allungano.
Il secondo: il margine si comprime in modo non spiegato.
Il terzo: il capitale circolante cresce in modo sproporzionato.
Il quarto: le richieste di informazioni finanziarie diventano più frequenti e più urgenti.
Il quinto: la struttura del debito si deteriora senza una strategia.
Le linee a breve vengono utilizzate sistematicamente al massimo della disponibilità. I fidi vengono rinnovati con sempre maggiore fatica. Si moltiplicano le richieste di rientro da parte delle banche. Il debito a breve finanzia investimenti che avrebbero dovuto essere coperti con strumenti a medio-lungo termine.
Il sesto: le dichiarazioni non quadrano con la realtà operativa.
Cosa fare quando si vedono i segnali: un approccio in tre stadi.
Il primo stadio è la lettura integrata. Non analizzare i dati in modo isolato — bilancio da un lato, dichiarazioni dall’altro — ma costruire una lettura integrata della situazione del cliente che metta in relazione i dati contabili con i segnali operativi e comportamentali. Questo significa dedicare, almeno una volta all’anno, un momento strutturato di analisi che vada oltre la chiusura del bilancio: come sta andando la liquidità? Come si stanno muovendo i tempi di incasso e di pagamento? Come si sta evolvendo il rapporto con le banche?


